La vita comune

I capitoli e la mensa

“…la nostra forma di governo è, in un modo suo proprio, comunitaria, perché normalmente i superiori entrano in carica per l’elezione fatta dai frati e confermata dal superiore maggiore. Inoltre, per quanto riguarda le questioni di maggiore importanza, le comunità partecipano in diversi modi all’esercizio dell’autogoverno attraverso il capitolo e il consiglio…” (Costituzione fondamentale, § VII).

Fra Antonio in un momento di sconforto durante il capitolo provinciale (2010)
Fra Antonio in un momento di sconforto durante il capitolo provinciale (2010)

Nelle comunità piccole capitolo e consiglio si identificano; nei conventi più numerosi il capitolo elegge alcuni consiglieri, altri sono membri di diritto del consiglio, e i due organi comunitari sono distinti. Il capitolo tratta e decide ciò che riguarda la vita comune, la vita apostolica e la buona amministrazione del convento. Il consiglio affianca il Priore nel governo per tutte quelle cose nelle quali egli deve richiederne un consenso o, come appunto dice il nome, un consiglio.

Mensa comune e ricreazione comune

Venturino Alce: Frati in ricreazione (litografia)
Mangiare insieme significa condividere il cibo che sostenta le forze vitali con cui serviamo il  Signore. Diventa un complemento dell’altra mensa, quella del mistero della liturgia, ed in particolare la mensa eucaristica. Il mistero del Verbo Incarnato comporta, appunto, anche l’aspetto fisico.

La Regola di Agostino chiede che mangiamo in silenzio, ascoltando la Parola divina, in modo da nutrire contemporaneamente anche la vita spirituale. Oggi questo viene fatto solo in Quaresima. Se si eccettua una breve lettura all’inizio di ogni pasto, oggi è uso che chi presiede dispensi dal silenzio, permettendo ai frati di parlare tra loro. Per favorire la possibilità di parlare con tutti, non vi sono posti fissi in refettorio.Un tempo il silenzio era dispensato solo in particolari occasioni, almeno nei conventi più importanti, dove vi erano il noviziato o lo studentato. Nei conventi piccoli si faceva come oggi facciamo tutti. Mangiare in silenzio e con il dovere del silenzio durante la giornata, comportava la necessità di una ricreazione comune dopo ogni pasto, in modo da fraternizzare anche chiacchierando del più e del meno. Oggi la ricreazione è praticamente scomparsa.

Va però detto che il silenzio, da noi, non è mai stato inteso come un fatto fisico. Lo si intendeva come un dovere morale: parlare o con Dio o di Dio. Di fatto, la collaborazione nello studio e nell’apostolato hanno sempre comportato che parlassimo liberamente tra noi senza sentirci trasgressori.

[di fra Sergio Parenti]