San Domenico

Il fondatore dei Predicatori

San Domenico: Affresco in capitolo
Il 6 agosto 1221, consumato dalle fatiche, di ritorno da un incontro con il cardinale Ugo di Ostia, con cui era in contatto dai tempi dei primi viaggi a Roma, Domenico morì nel convento di Bologna.
Domenico era nato a Caleruega, in Castiglia, attorno al 1170. Quello che conosciamo delle sue origini, dei suoi studi e dei suoi primi incarichi fa supporre che fosse avviato a una carriera che lo avrebbe portato ad importanti cariche ecclesiastiche: studiò a Palencia, un centro piuttosto importante per gli studi nella Penisola Iberica, e divenne sottopriore del capitolo della cattedrale di Osma.
Accompagnando il vescovo di Osma in una missione diplomatica, Domenico venne a contatto con la situazione religiosa dell’Occitania (la zone sud-occidentale dell’attuale Francia), dove erano molto diffuse le dottrine eretiche dei «catari», che professavano credenze secondo le quali il mondo materiale fu creato dal demonio, quando non addirittura da un dio malvagio. L’inadeguatezza del clero – che non solo era spesso poco preparato, ma non di rado addirittura moralmente indegno – apriva la via ai catari, che nella loro predicazione e nel loro impegno ascetico risultavano più decisi e affascinanti dei cattolici. I signori di quelle terra li appoggiavano, per convinzione o per convenienza, nel tentativo di scalzare gli ecclesiastici dal loro potere.
L’ombra di una credenza che rifiutava le regole del vivere associato, che vedeva la nascita di un figlio come il triste imprigionamento di un’altra anima nella materia, che in poche parole aveva in sospetto tutto ciò che era proprio del vivere nel mondo materiale, si allungava così sulle terre del Mezzogiorno francese.
Domenico, dapprima seguendo il suo vescovo, e poi per lunghi anni da solo, decise di opporre un nuovo tipo di predicazione, che rinunciasse agli onori e ai segni del potere ecclesiastico, e che facesse forza invece sulla povertà e l’essenzialità; che scendesse sul campo della disputa, per confutare le dottrine degli eretici, dispiegando le ali della ragione, per sostenersi nell’aria della fede. Mentre la Chiesa sembrava non avere armi da opporre agli eretici, se non quelle di una crociata contro di essi, che si rivelò tragica, Domenico e i suoi primi compagni continuarono a predicare, coltivando i semi della grazia di un’esperienza che nel frattempo metteva radici profonde.
Il concilio Lateranense IV, che nel 1215 riunì a Roma i vescovi da tutta la cristianità, propose nei suoi testi che un’esperienza, simile a quella di Domenico, dovesse essere estesa a tutta la Chiesa. Non sappiamo se papa Innocenzo III avesse presente i predicatori di Domenico – che era a Roma, avendo accompagnato il vescovo di Tolosa. Sappiamo però che un anno più tardi (22 dicembre 1216), di nuovo a Roma, Domenico ricevette un importante privilegio papale  per la casa religiosa dei suoi predicatori, a Tolosa; un mese dopo, il gruppo dei suoi confratelli era già indicato come «Ordine dei Predicatori»; nel periodo successivo, quelli che ormai erano detti «frati Predicatori», si configurarono sempre più come un importante ordine, che aveva i suoi centri principali nelle due grandi città universitarie dell’epoca, Bologna e Parigi.
Negli anni successivi Domenico viaggiò moltissimo, fra Parigi, la Penisola Iberica, la curia romana e Bologna, organizzando sempre meglio l’Ordine. Le testimonianze di chi visse a contatto stretto con lui raccontano di un uomo socievole e dal bel carattere, ma che «parlava di Dio, o con Dio»; di giorno predicava, e la notte pregava.
Fu il cardinale Ugo a celebrarne il funerale; pochi anni dopo (nel 1234), divenuto papa, sarà lui stesso a canonizzarlo.
[di fra Marco Rainini]