p. Giovanni Barbieri

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Padre Giovanni Barbieri op
Padre Giovanni Barbieri op

Ti accolga Cristo, che ti ha chiamato, e gli angeli ti conducano con Abramo in paradiso.

Bologna 11 marzo 1929 – Bologna 9 aprile 2020

Nasce a Bologna, (p.zza Carducci 7), l’11 marzo 1929 da Emilio e Tonioli Antonietta, famiglia benestante. Al battesimo riceve il nome di Giovanni e dopo di lui arrivano Deodato, Luigi, Carlo, Pietro, Giorgio, Maria, Anna, Carolina, Teresa, Giuseppina, un piccolo battaglione che  Giovanni, in quanto il più anziano, dirigeva alla maniera militare. Raggiunta la maturità come geometra, frequenta il primo anno di Economia e Commercio all’Università di Bologna che non completa per entrare nell’Ordine il 27 ottobre 1949 e riceve l’abito domenicano, in San Domenico il 3 novembre 1949 e mantiene il nome di Giovanni Maria (protettore, Giovanni da Colonia). Dopo aver compiuto il noviziato a Fiesole, professa il 4 novembre 1950. Compie gli studi presso lo Studium di San Domenico in Bologna con l’ultimo anno trascorso a Pistoia e consegue il lettorato e la licenza in filosofia. Nel frattempo aveva emesso la professione solenne il 15 novembre 1953. Al completamento degli studi è ordinato sacerdote il 30 novembre 1957.  Frequenta il Pontificio Ateneo “Angelicum, (Roma), durante gli anni 1958-1960 e consegue la licenza in teologia. Ritornato a Bologna, dal 1961 al 1964  è nominato vicedirettore del Pensionato S. Tommaso, responsabile dell’amministrazione ed esaminatore dei libri da stampare. Il convento di Cristo Re in Bolzano lo accoglie nel 1965 come coadiutore del parroco. È durante tale ministero che la “Caritas Christi urget nos”, gli sta indicando quale strada intraprendere, come apprendiamo da una sua testimonianza: “In quel periodo facevo il cappellano di p. Venturino Alce, che usava andare ogni anno in tutte la famiglie della parrocchia, mettendoci anche sei-sette mesi. Accompagnandolo, mi accorsi di quanti giovani avevano bisogno di aiuto. Il fenomeno della droga era agli inizi, ma si stava allargando. Quando i miei superiori hanno cercato di farmi capire che quel lavoro sporco non rientrava nei compiti del frate domenicano, sono uscito dal convento, per fare più liberamente il mio lavoro. Hanno cercato di dissuadermi, ma ho vinto io». Infatti p. Giovanni era una personalità dalla volontà determinata e creativa,  ma in una natura dolce. Dopo alcuni anni di ministero con poveri e drogati, capisce che è un impegno non gestibile dal convento, e quindi nel 1973 si trasferisce nel “Centro giovani”(via Vanga) che poi diventerà “Centro Relazioni Umane” (via Venezia) e da quel momento la sua esistenza sarà spesa per aiutare le fragilità di tanti giovani. Nel giorno in cui p. Giovanni lascia Bolzano, durante l’addio, così si poteva esprimere il sindaco di Bolzano, Spagnolli: “È stato anima e motore del Centro Relazioni Umane ed è diventato, grazie al suo infaticabile impegno quotidiano con i più deboli, una sorta di sacerdote simbolo nella lotta all’emarginazione giovanile ed in particolare alla tossicodipendenza. Migliaia i giovani che in questi anni si sono rivolti a lui, molti dei quali, letteralmente salvati dalla schiavitù della droga. Un sacerdote di trincea molto concreto e schietto sia nelle sue azioni, che nel rapporto con le istituzioni, una sorta di coscienza critica della società, sempre in prima linea nell’affrontare e risolvere di petto i problemi, poco incline all’arte della diplomazia ed ai giri di parole”. Tante le iniziative messe in atto da p. Giovanni legate “Centro Relazioni Umane”. «Ho incominciato, dice, ad affittare appartamenti, ospitando i giovani con maggiori problemi. Poi ho creato la comunità di Prabubolo, sopra Ala, in provincia di Trento: una fattoria dove a turno i tossicodipendenti hanno lavorato, a contatto con la natura e con una vita diversa, sempre con l’assistenza di medici e psicologi. Più volte sono andato anche a Teheran, per salvare giovani bolzanini finiti in carcere o addirittura condannati a morte”. Istituisce un mercatino, dove artisti di vario genere espongono in piazza Municipio a Natale e a Pasqua le loro opere. Da un incontro fortuito con Aldo Moro, nasce una amicizia che genera aiuti e solidarietà.
Bisogna fare i conti con l’età, ma le conclusioni riconfermano ancora una volta la tempra di p. Giovanni: «Avrei lavorato volentieri fino alla fine. Ma sto per compiere 83 anni e devo fare i conti con il Parkinson, che mi ruba anche un po’ di memoria. Io comunque avrei resistito, ma dal mio convento di Bologna è arrivato l’ordine: e questa volta devo adeguarmi. Tornerò da dove sono partito, sono sereno ma mi mancheranno i miei disperati».
Il convento di San Domenico in Bologna lo accoglie, con assegnazione in esso, il 2 febbraio 2012. E la malattia non perdona. Dopo poco più di un anno, durante il quale la sua attenzione verso i fedeli si esprime nel ministero della confessione, molto ricercato, e nello spicciolo servizio verso i confratelli, iniziano i vari ricoveri in ospedale e in alcune strutture. Alla metà di dicembre 2014 entra nella infermeria del convento di San Domenico e alla impossibilità di deambulazione si associa una sempre più grave diminuzione della memoria. Per sei anni è curato da personale specialistico, dalla attenzione dei confratelli, dalle visite dei suoi famigliari. L’assistenza medica è affidata alla solerzia e competenza del dott. Cenni Claudio e  della dott.ssa Luciana Bastagli, ai quali va il nostro ringraziamento.
Gli inizi di aprile registrano un peggioramento della situazione e il priore, p. Davide amministra a p. Giovanni l’Unzione degli infermi. Giovedì mattino, 8 aprile, celebrazione della istituzione dell’Eucarestia e del Sacerdozio, p. Giovanni è stato chiamato a celebrare il suo sacerdozio in cielo con il Signore. Il canto della Salve regina dei confratelli lo ha accompagnato. Sabato 11 aprile, dopo le preghiere esequiali nell’ Aula capitolare, il p. priore, Davide Pedone ha accompagnato la salma di p. Giovanni alla sepoltura nel cimitero della Certosa.

Angelo Piagno o.p

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