Segni di contraddizione

Omelia per la festa di San Domenico di mons. George Frendo OP

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La mia esperienza vissuta di quasi cinquanta anni di vita domenicana, e la continua ed approfondita conoscenza del nostro fondatore San Domenico, mi hanno portato ad una convinzione: il successo della nostra vita come domenicani dipende da quanto riusciamo ad essere “segni di contraddizione”.

Infatti la nostra vita, sul modello della vita di San Domenico, è essenzialmente dialettica. Dobbiamo stare con Dio, e stare con gli uomini; amare la nostra cella, ed amare il mondo; studiare dai libri, e studiare dagli esseri umani; ascoltare e parlare; contemplare e predicare; essere discepoli ed essere apostoli; essere evangelizzati ed evangelizzare; capaci di gioire, ridere e condividere la nostra gioia con gli altri e, allo stesso tempo, capaci di piangeredi fronte alle sofferenze degli altri (si dice di San Domenico che era  praecipuus in compassione).

Il vero domenicano deve vivere questa dialettica e deve incarnare quel paradosso che si e incarnato nella persona di colui di cui e statodetto che “non parlava se non con Dio o di Dio”. Il nostro Ordine, al contrario di tanti altri istituti religiosi, non e nato da un culto della personalità del fondatore. Fin dall’inizio della sua esistenza, il nostro Ordine ha respinto ogni culto di personalità. Ma è stato sempre convinto chel’ideale incarnato nella persona di Domenico era più importante della persona stessa di Domenico. Domenico è grande, ma più grande ancora è l’ideale di cui lui è stato veicolo. Lo stesso Domenico era ben conscio che aveva un dono per la chiesa. Un dono che si e incarnato nella sua persona e tradotto nella sua opera. E il dono è questo: la certezza di poter comunicarci quella verità, che è accessibile nella Parola e che ci viene trasmessa in Gesù Cristo; comunicare quella verità che ci fa liberi; comunicare quella verità che da speranza ad un mondo agonizzante…

Leggi qui l’omelia completa.

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